“Arcology”: significato, la città di Paolo Soleri e investimenti

By 19 novembre 2018Stories&News
arcology

Il termine “arcology” è stato coniato negli anni Sessanta dall’architetto Paolo Soleri per identificare delle strutture architettoniche, complesse ed articolate al punto tale da avere una propria ecologia interna. Il termine nasce appunto dalla fusione di due parole chiave: architettura ed ecologia.

L’idea alla base del concetto di “arcology” è quello di dare una risposta alternativa all’urbanizzazione diffusa moderna, riportando al centro del progetto l’uomo e la natura, dalla quale trarre beneficio sotto forma di energia solare, così da rendere l’edificio pienamente autonomo. Un binomio quindi, fra architettura e natura.

PAOLO SOLERI E L’”ARCOLOGY”

E’ senza dubbio l’architetto torinese, scomparso nel 2013, ad avere interpretato meglio di altri il concetto di “arcology”, già teorizzata da Frank Lloyd Wright maestro di Soleri, nonché una delle figure di spicco dell’architettura moderna.

Laureatosi al Politecnico di Torino nel 1946, Paolo Soleri si trasferì l’anno successivo negli Stati Uniti dove lavorò per due anni in uno degli studi di Wright. Rientrato in Italia, realizzò la fabbrica di Ceramica Solimene a Vietri (Salerno). Fu l’unico suo progetto italiano, per poi tornare in Arizona. Con l’apertura del suo studio, iniziò il lavoro teorico sui temi dell’ecologia e della vita comunitaria. Tali tematiche saranno messe in atto già negli anni Cinquanta con la realizzazione di Cosanti, una sorta di scuola-cantiere in cui gli studenti dell’Università dell’Arizona sperimentano la vita comunitaria, costruendo un ambiente ecologico, autofinanziato grazie alla produzione e vendita di oggetti artigianali in ceramica.

Paolo Soleri è stato quindi uno sperimentatore di linguaggi architettonici, e non solo. Il suo lavoro ha intersecato l’architettura con aspetti biologici e sociali, introducendo i temi, ormai familiari, della sostenibilità ambientale e della sovrappopolazione.

L’architetto torinese credeva fortemente che, nella moderna urbanistica, dovesse essere messo l’uomo al centro di tutto, per far sì di recuperare il senso di società più equa e più etica.

ARCOSANTI: LO SVILUPPO

L’opera di Paolo Soleri che racchiude in sè la quintessenza dell’”arcology” è senza dubbio la città di Arcosanti in Arizona.

 

arcology arcosantiVista panoramica di Arcosanti (photocredits)

 

La città è progettata per autoalimentarsi e autogestirsi, in continuo dialogo con la natura: lo schema funzionale di Arcosanti, insediamento in cui le auto sono vietate (in totale controtendenza al boom economico degli anni Sessanta), si basa sulla realizzazione di un insediamento progettato su terrazzamenti, dato anche dalla conformazione morfologica del territorio: questo insediamento si basa sulla costruzione di due grandi strutture, atte ad ospitare circa 5’000 abitanti.

Le costruzioni sono in parte realizzate in cemento gettato in opera, e in parte realizzati con il metodo della formatura a terra, sfruttando l’argillosità del terreno presente sul sito per creare le forme all’interno delle quali viene successivamente gettato il cemento.
Con questa tecnica, gli elementi, che assumono una colorazione particolare, una volta giunti a maturazione vengono assemblati per creare anche strutture complesse.

Fra le costruzioni più iconiche di questa “città prototipo” troviamo sicuramente la Volta Sud, la prima struttura sulla cima della collina; è una volta che si innalza nel cielo del deserto dell’Arizona con un arco di oltre diciotto metri di diametro, costituito da dodici pannelli di cemento curvi, con la tecnica descritta precedentemente; la volta Nord è stata in seguito aggiunta al fine di utilizzare questo spazio coperto per spettacoli ed eventi vari.

 

arcosanti voltaScorcio della Volta (photocredits)

 

Altra struttura fortemente identificativa del luogo è la Ceramic Apse, utilizzata per la produzione di ceramiche. La struttura absidale, è stata realizzata sia con la tecnica del cemento gettato in opera sia prefabbricato; all’interno dell’abside esposta a sud si crea inoltre un microclima favorevole alle attività all’aperto.

Infine, il Soleri Office Drafting è un edificio su tre livelli, che ospita residenza e studio nel quale ha vissuto lo stesso architetto fino al 2013. Il livello più alto ospita un appartamento, il piano intermedio è occupato dagli uffici amministrativi della Cosanti Foundation, fondata dallo stesso architetto, mentre al piano terra si trova una sala riunioni con annessa serra solare per il riscaldamento invernale degli stessi ambienti.

 

arcology arcosanti appartamentoVista dell’appartamento all’ultimo piano con le aperture circolari

Volte, absidi, circonferenze, si ripetono all’interno della città di Arcosanti, sia nelle strutture che nelle decorazioni presenti sugli edifici, una sorta di richiamo geometrico e strutturale alla Terra.

Ad oggi, solo il 5% del progetto di Soleri è stato realizzato, ma gli abitanti della comunità continuano a seguire i suoi insegnamenti e a costruire gli edifici da lui ipotizzati: a livello energetico continuano a dipendere ancora dalle forniture esterne, ma viene stimato il raggiungimento dell’autosufficienza entro pochi anni.

WORKSHOP E “ARCOLOGY”

Giornalmente all’interno della comunità di Arcosanti, visitata ogni anno da migliaia di turisti, vengono organizzati workshop di agricoltura, design e molto alto, ai quali anche gli stessi turisti possono partecipare. E’ una sorta di “porta di accesso” al progetto della città, per rendere partecipi anche i turisti di cosa voglia dire vivere all’interno di questa particolare comunità.

“ARCOLOGY” E FUTURO

Ma non c’è solo l’esperimento di Arcosanti. Il futuro dell’”arcology” vede un progetto pensato per la città di Dubai, la Ziggurat Pyramid.

 

ziggurat dubaiProgetto Ziggurat Dubai (photocredits)

 

Progettata del 2008, l’inizio dei lavori è stato stimato per il 2021, che verranno terminati nel 2018: la piramide è pensata per ospitare quasi un milione di persone, e per essere autosufficiente energeticamente grazie all’utilizzo di fonti di energia rinnovabili.

Vediamo nel dettaglio il progetto, che deve il nome, Zigguratt, al richiamo alle strutture dell’antica Mesopotamia.

L’edificio, ad emissione zero, coprirà 2,3 chilometri quadrati, alimentato ad energia solare ed eolica ed in grado di avere l’autonomia energetica senza apporti dalla rete. Viste le notevoli dimensioni, per lo Ziggurat è stato previsto anche un sistema di trasporto pubblico interno, che si dirama sia orizzontalmente che verticalmente, rendendo le auto inutili (come già avvenuto ad Arcosanti).

In quest’avveniristico progetto, le parti pubbliche verrebbero organizzate per attività ricreative, giardini e terreno ad uso agricolo.

Ci attende un futuro quindi pieno di questi esempi di città autosufficienti, in risposta al modello attuale di città diffusa, che spreca territorio e risorse.

Come Arcosanti fu un’utopia del suo tempo, una sfida, se vogliamo, ai canoni e alle consuetudini dell’America degli anni Sessanta, così anche la struttura ipotizzata per la nuova Dubai del futuro, riuscirà a far dialogare la tecnologia con l’ecologia e il risparmio energetico, nel pieno rispetto del termine “arcology”.

 

Photocredits cover: Magnus Manske, Wikipedia